Il presule traccia un bilancio del suo primo anno in diocesi

Primo anniversario di Mons. D'Ascenzo: "Ho incontrato una Chiesa viva e vivace"

"Dobbiamo continuare a crescere nella comunione, nel vivere insieme, progettare e realizzare progetti insieme. È meglio mettere insieme tante povertà piuttosto che procedere ognuno per conto proprio con le relative ricchezze.”

Cultura
Bisceglie lunedì 14 gennaio 2019
di Ottavia Digiaro
Mons. Leonardo D'Ascenzo incontra i giornalisti
Mons. Leonardo D'Ascenzo incontra i giornalisti © Tranilive

Ad un anno dall'ordinazione episcopale e dall’ingresso in diocesi (14 e 27 gennaio 2018), Mons. Leonardo D’Ascenzo ha tracciato un bilancio del suo primo anno in diocesi.

“Un anno è un tempo molto breve – racconta Mons. D’Ascenzo - Potrei provare a mettere in risalto alcuni elementi che hanno caratterizzato questo primo tempo della mia esperienza come vescovo in questa diocesi. Ho incontrato una diocesi grande con circa 300mila persone, 150 sacerdoti (tra clero diocesano e sacerdoti religiosi), 200 consacrate, diaconi permanenti, lettori, accolti, ministri straordinari della Comunione, catechisti, educatori dei giovani, operatori nella formazione della famiglia, operatori nell’ambito della Caritas. Ho incontrato una Chiesa che mi piace definire viva e vivace. Una Chiesa che aveva da poco vissuto un’esperienza particolare come quella di un Sinodo diocesano.

Sinodo significa camminare insieme, dunque, è una Chiesa che aveva vissuto quest’esperienza e una presa di coscienza. Una famiglia Chiesa, che vive e cammina insieme fondando un itinerario nell’ambito della Comunione e della missione.

Io ho cercato di inserirmi in questo cammino già avviato e tracciato e ho cercato di farmi compagno di viaggio. Papa Francesco nel descrivere il servizio del Pastore ama riferirsi a delle immagini. Vede il Pastore che cammina avanti alla sua comunità, insieme o all’interno, qualche volta anche dietro. Io ho cercato di vivere così il mio servizio insieme con la comunità diocesana cercando di camminare insieme e individuando la volontà di Dio, che è il cuore di una comunità. Cercando di vivere insieme un discernimento, che Dio ha in cuore per il nostro bene”

Il suo primo anno è stato dedicato alla conoscenza, ma che impronta Mons. D’Ascenzo vorrà dare a questa diocesi?

“Un anno vissuto cercando di avere un contatto con le tante realtà. La conoscenza comporterà ancora tempo e impegno da parte mia. Io parlando con la realtà ecclesiale ho più volte detto che sono arrivato senza un mio personale piano pastorale, senza obiettivi personali o studiati da me a tavolino. Il cammino da realizzare è un cammino da vivere insieme alla ricerca di ciò che lo Spirito vorrà indicarci. Non un progetto studiato da solo o con gli altri, ma un progetto da cercare, perché il progetto da realizzare è quello di vivere ciò che Dio porta in cuore per ciascuno di noi.

Noi ripartiremo o continueremo a camminare facendo riferimento al libro sinodale e per questo abbiamo istituito un gruppo di lavoro che proporrà una serie di priorità che andrà ad individuare, mettendo in rapporto i contenuti del libro con quelle che possono essere le esigenze o le attese o le problematiche della realtà diocesana. Queste priorità verranno recepite dai vari organismi di partecipazione e proporranno alcune linee e indirizzi pastorali a partire dai quali cercheremo di produrre un piano pastorale triennale.”

Mons. Leonardo D’Ascenzo conclude raccontando i cambiamenti che attuerà e l’esperienza che porta con sé di questo suo primo anno.

“Cambiare in brevissimo non rientra nelle mie modalità. Cercherò di entrare come sto facendo gradualmente nel cammino di questa Chiesa e insieme come ci invita Papa Francesco cercheremo di attuare dei processi che richiederanno del tempo. Solo il tempo e la profondità saranno capaci di operare dei cambiamenti veri e reali. Ciò che mi ha colpito è stato il tipo di relazione umana ed ecclesiale segnata da una umanità attenta, affettuosa e confidenziale. Appena arrivato dicevo “ci si sente a casa ancor prima di arrivare” e lo confermo anche ora. Questa è l’esperienza che ho vissuto e porto con me. Dobbiamo continuare a crescere nella comunione, nel vivere insieme, progettare e realizzare progetti insieme. È meglio mettere insieme tante povertà piuttosto che procedere ognuno per conto proprio con le relative ricchezze.”

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