Il caso

Spostamento di classi e alunni: una “generosa” donazione alla Provincia

Ripercorriamo la storia dei plessi scolastici degli ultimi 30 anni

Cronaca
Bisceglie lunedì 24 giugno 2019
di Nicola Gallo*
La scuola Don Tonino Bello di Bisceglie
La scuola Don Tonino Bello di Bisceglie © n.c.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un articolo a firma di Nicola Gallo, giornalista freelance di Bisceglie in merito alla vicenda dei trasferimenti di alunni, docenti e personale Ata delle scuole biscegliesi.

«Le competenze sulle scuole cittadine sono separate tra il Comune e la Provincia: strutture, suppellettili per materne, elementari e medie competono al Comune; strutture, suppellettili per le scuole superiori competono alla Provincia.

Risale alla fine degli anni ’80 la storia delle scuole biscegliesi che avevano “fame” di aule.

Il liceo incrementato di studenti di anno in anno andava “ramingo” tra aule improprie al seminario arcivescovile e stanze a pianoterra sulla pubblica via; il professionale “giaceva” nei sotterranei; le medie erano sovraccariche; le elementari erano costrette ai doppi turni di lezioni di mattina e pomeriggio; le materne allogate in ambienti impropri.

Si deve alla lungimiranza e alla decisionalità della ministra Falcucci la legge del 1988 che, con l‘erogazione di fondi ad hoc, consentì alle amministrazioni comunali d’Italia dell’epoca di far costruire diverse strutture scolastiche.

A Bisceglie furono costruite una scuola in via Martiri di Via Fani, due in zona Cala dell’Arciprete (quella che ora ospita il liceo scientifico –inizialmente prevista come scuola elementare- e quella che ospita l’istituto professionale –inizialmente prevista come scuola materna) e la scuola cosiddetta “gialla” di via Carrara Reddito (la “S. Cosmai”).

Il primo obiettivo era quello di eliminare il doppio turno alla scuola elementare: in pratica occorreva raddoppiare il numero delle aule allora esistenti per quel segmento scolastico.

Intanto il liceo, che aveva occupato la struttura della provincia di Bari in via XXV Aprile (attuale Don T. Bello) ambì ed ottenne il trasferimento alla sede attuale lasciando la struttura alla scuola elementare “V. Caputi” che smaltì il doppio turno. Lo scambio, per il numero e qualità delle aule, favoriva la Provincia (allora Bari) che dava il plesso “Don. T. Bello” al Comune in comodato d’uso.

La media “Battisti” e il 4° Circolo didattico (elementare e materna) trasferirono alcune classi a Carrara Reddito in convivenza.

Il 1° Circolo occupava l’esistente nuova scuola “Frisari”, poi accorpata al 2° Circolo.

La nuova scuola di Via Martiri di Via Fani sostituì le aule delle elementari e materne fino ad allora allogate nel Seminario arcivescovile. Ma questa nuova scuola, dato l’incremento abitativo della popolazione in zona Seminario, continuava ad essere ancora insufficiente e vi si praticava il doppio turno di lezioni, pesante e didatticamente improduttivo.

Nel ’95/96 fu completato l’altro plesso di Via Cala dell’Arciprete (oggi Via Gandhi) inizialmente previsto come scuola materna, ma che fu assegnato e inaugurato come scuola elementare per soddisfare il plesso di Via M. Fani e fu dedicato al compianto benemerito professore “M. Veneziani” (con tanto di cerimonia ufficiale e targa marmorea apposta all’esterno). Ma l’anno scolastico successivo, nonostante la resistenza dei genitori che ormai accompagnavano gli alunni nella nuova struttura, questa scuola fu sottratta alla scuola elementare del 2° circolo e assegnata all’istituto professionale che languiva da tempo nei sotterranei dell’ex liceo in via Prof. M. Terlizzi (ora ufficio anagrafe e sanitario). Docenti e alunni della “M. Veneziani” in blocco unico furono trasferiti e accorpati nell’ex liceo di via XXV Aprile (poi intitolato a Don T. Bello).

La girandola pareva finita e finalmente si stabilizzavano le situazioni anche perché nell’arco di vent’anni si costruivano nuove strutture (“A. Di Bari”, “Guarini”, “Don P. Puglisi”, “S. Pertini” ecc.) e altre subivano adattamenti (come l’infelice aumento di aule a Via M. Fani al posto di una magnifica pineta distrutta per sempre).

Fino a…ieri, cioè nel 2016, quando la necessità di mettere in sicurezza il plesso di Salnitro (4° Circolo) ne faceva peregrinare le classi e gli uffici in aule di fortuna e/o adattate, tra il centro storico, Carrara Reddito e la periferia(la “Falcone e Borsellino”).

I tempi “celeri” dei lavori pubblici, durati tre lunghissimi anni, finalmente permetteranno ai bambini, che erano stati estromessi “con forza” dalle aule di Salnitro, di farvi ritorno nel prossimo mese di settembre.

Benissimo! Ma…! C’è un “ma…!” che lascia perplessi.

L’UTC di Bisceglie nel dichiarare il 5 giugno scorso la disponibilità di quest’ultimo edificio suggerisce all’amministrazione comunale: di far ritornare a Salnitro gli alunni del Centro storico, Carrara reddito e Falcone Borsellino; di trasferire a Salnitro anche tutto il plesso “Don T. Bello”; di restituire questo alla provincia BT perché era stato costruito per il liceo e quindi adattato alle elementari e materne; di richiedere alla BT la restituzione di “Villa Frisari” non più utilizzato dall’istituto professionale; di ristrutturare quest’ultima.

L’assessore all’istruzione, Vittoria Sasso, accoglie le prime due indicazioni dell’UTC e ne dispone l’esecuzione il 19 giugno c.m.

Alla luce delle valutazioni tecniche dell’U.T.C. del 5 giugno 2019 e delle disposizioni impartite dall’assessorato comunale all’istruzione del 19 giugno 2019, l’uomo della strada si pone qualche domanda.

  • Perché oggi si pensa di abolire e trasferire un plesso (Don T. Bello) che finora è andato bene essendo stato idoneo per trent’anni e di “restituirlo” ad una provincia (BT) in fase di smantellamento? Ci si ricorda solo oggi che fu costruito per il liceo?
  • A chi giova (cui prodest?) spostare di colpo un’intera scuola di dieci classi di elementari e cinque di materne?
  • Perché chiedere alla “fantomatica” provincia (BT) la restituzione di Villa Frisari, utilizzata dalla scuola professionale, che oggi, come si apprende dai documenti suddetti, ha bisogno di essere ristrutturata? A spese di chi? Ma non era già del Comune?
  • Perché Salnitro non rientra nel suo pieno organigramma originario con l‘utilizzo di tutti gli ambienti compresi quelli laboratoriali?
  • Se c’è sovrabbondanza di aule, piuttosto che creare girandole assurde e gravose di bambini e famiglie che si devono spostare, perché non si assegnano tali spazi e/o ambienti alle numerose associazioni cittadine che per le loro attività culturali sono prive di una sede di cui hanno bisogno?

Sembrano incongruenze che, con le nuove disposizioni assessorili sulla base di considerazioni tecniche, si vogliono far quadrare. Di fatto, in particolar modo, lo spostamento di un intero plesso (Don T. Bello) che finora ha soddisfatto egregiamente il territorio su cui insiste, crea un enorme disservizio. Tutto questo per darlo inopportunamente “indietro”, mentre la storia ci dice che la provincia ebbe la meglio tanti anni fa con lo scambio D.T.Bello/Cala dell’Arciprete (la prima, una struttura datata/gli altri due, edifici nuovi e moderni).

Forse le disposizioni del 19 giugno scorso emanate dall’assessore Vittoria Sasso, concernenti gli spostamenti scolastici e avallate anche da dirigenti che non hanno vissuto i movimenti delle scuole cittadine del passato, almeno in parte vanno riviste».

Nicola Gallo
giornalista freelance

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