Galantuomini d’altri tempi: “don Mimì” Di Gregorio

Il dottor Di Gregorio era un uomo d’altri tempi, con valori saldi e un forte senso della giustizia e della correttezza pubblica.

Cultura
Bisceglie domenica 15 marzo 2009
di Mimì Capurso
© n.c.

Alle ore 14.00 del 13 settembre 1955 ritornò al Padre Eterno il nostro concittadino Don Pasquale Uva, instancabile apostolo dei “folli”del Meridione d'Italia. Con la Messa esequiale, officiata dall'Arcivescovo Reginaldo Addazzi(1899-1975), fu inaugurata la basilica di San Giuseppe nella Casa madre delle “Opere don Uva” di Bisceglie. Tanti, molti, furono i discorsi di addio a Don Uva, ma il più commovente e sincero -è scritto nell'ampia storiografia sulla figura di Don Pasquale e le sue Opere- fu quella del Dr. Girolamo detto Mimì Di Gregorio (nella foto), chiamato anche solo “don Mimì” dai semplici (e non solo!) in segno di profondo affetto e stima per l'uomo e per il medico. Ecco l'addio di “don Mimì” al protettore dei matti, ultimissimi della società di ieri e, purtroppo, ancora di oggi: «Padre! Io non so se potrò portare a termine questo mio breve estremo saluto, perché troppo forte è il nodo di pianto che mi stringe alla gola. In questi giorni scorsi, assorbiti dalle ultime cure a questo Vostro corpo che avevo martoriato in vita nella disperata lotta per mantenerVi più a lungo tra noi, quasi non mi ero reso conto della tremenda realtà di questa sciagura che sta concludendosi con l’accompagnarVi all’ultima dimora. Solo, sento che qualcosa si è spezzato in me. Si è spezzato quel legame che mi aveva unito a Voi per venti anni e che, da sottile e tenue che era inizialmente, era andato facendosi sempre più forte e tenace man mano che, lavorando accanto a Voi, assorbivo gli ideali della missione, che andavate svolgendo per alleviare le sofferenze degli esseri che la sventura ha colpito in quanto di più nobile ha l’uomo… Quante lotte, Padre, quante battaglie affrontate e vinte sotto la Vostra guida, sotto la spinta della vostra immensa fede nella Divina Provvidenza! Qualcuno in questi giorni mi esprimeva il rammarico perché non avete potuto vedere il compimento della Vostra opera. Ma quale compimento? Voi non avevate mete definitive, ma solo tappe, tappe di un cammino su una strada che non poteva avere termine, perché ad ogni limite ve ne prefiggevate un altro, perseguendo il Vostro ideale missionario nell’assistenza psichiatrica. Avevate un entusiasmo operoso, che finiva per comunicarsi a chi Vi circondava. Appena Vi veniva segnalata una lacuna, sognavate già di colmarla… Voi sapevate che non avreste mai potuto vedere il completamento delle Vostre opere perché sapevate che il Vostro sogno era troppo grande per poter essere realizzato negli angusti limiti di una vita umana e dicevate: Io comincerò, voi completerete, perché il difficile è iniziare».

Ma chi è il dottor Girolamo Di Gregorio? Sarò breve: è impossibile descrivere la poliedrica personalità di questo nostro concittadino in un articolo. Nato a Bisceglie nel 1910, studia a Padova e poi si laurea in Medicina a Bari, specializzandosi in Psichiatria. Appena trentenne iniziò il suo lavoro nell'Opera Don Uva di Bisceglie e dal 1935 fu effettivo. Nel 1941 fu incaricato di dirigere l'Ospedale Psichiatrico e l'Istituto Ortofrenico dove fu effettivo dal 1945 al 1952; lasciò poi la direzione dell'Istituto Ortofrenico, che fu affidata al Dr. Domenico Laganara, nostro concittadino e, più in là, onesto Sindaco a Palazzo Dan Domenico. Di Gregorio conservò la direzione dell'Ospedale Psichiatrico fino al 1971, «fino a quando il suo rigore morale e la sua intransigenza al compromesso non lo indussero a presentare le dimissioni e a preferire vie in cui avrebbe potuto meglio realizzare il suo impegno nella valorizzazione della mente umana» (“Agenda di Bisceglie”, pubblicata nel 2OO5, scritta da E. Ventura, M. Di Gregorio, M. Monopoli). Gli intelligenti, gli onesti, tuttora viventi, ben capiscono il significato che si nasconde dietro e tra le righe di queste poche ma vibranti parole virgolettate. Per la cronaca: anche il dottor Mimì Laganara , ex sindaco di città, non durò molto nella Casa della Divina Provvidenza, e il prof. Mons. Felice Posa, figlio spirituale, vero erede di Don Uva, è “scappato” via qualche anno fa. È tutto dire! Mi fermo qui! Evito così polemiche mai effettivamente sopite nei confronti di chi prese il comando, la gestione, della Casa della Divina Provvidenza di Bisceglie (e non solo) subito dopo la morte del “massaro di Dio”. Sia chiaro: “don Mimì”, senza se e senza ma, come si dice oggi, ebbe una profonda stima in Don Pasquale. E viceversa!

Era, il dr Di Gregorio, un signore raffinato e colto: appassionato di musica, viaggiatore instancabile, fotografo appassionato per discendenza. Co-fondò il locale Circolo Unione (1967), luogo d'incontri culturali di spessore. Animò culturalmente, come presidente ma anche come semplice iscritto, il Rotary club di Bisceglie-Trani. E’ rimasta memorabile la sua dottissima relazione, dal titolo “Arte o Follia?”, tenuta al Rotary di Trani il 16 marzo 196O. E non era certamente una relazione di un “semplice e modesto amatore d’arte”, come lui amava modestamente definirsi, ma di un critico d'arte di professione, oserei dire senza paura di essere smentito. Si adoperò con passione per il rilancio turistico dei Dolmen e dei Casali. Un esempio fra i tanti: nel salone del nostro Circolo Unione, anno 1970, “don Mimì”, presidente del Circolo e della Cultura di studi della Pro-Loco, ha tenuto una brillante relazione sul tema “Dolmen e Casali nell'agro di Bisceglie”. La relazione del medico psichiatra era accompagnata da una serie di magnifiche diapositive del Commendatore Mauro Pedone, noto commerciante di olio con l’hobby della fotografia. Il nostro medico fu premiato con una magnifica edizione, fuori commercio, delle “Laudi” di Jacopone da Todi, per un concorso di diapositive a colori. Sì, Girolamo Di Gregorio non era solo un serio medico psichiatra, ma anche un raffinato uomo di cultura a tutto tondo. Infatti: «…ecco, Mimì era un galantuomo. Come medico e come uomo e come intellettuale…» (Professor Antonio Papagni, noto latinista e docente al locale Liceo Scientifico). Nelle stanze del Circolo Unione, praticamente sua creatura, si adoperò per seguire le strade e i campi a 360° (leggi: pittura, musica, medicina, economia, teatro, scultura…).

Caldeggiato dall’Avvocato Mimmo Di Terlizzi, allora Segretario della locale sezione del Partito Repubblicano Italiano (P.R.I.), oggi noto penalista pugliese, il 1975 accettò la candidatura di Consigliere Provinciale nel P.R.I.. Fu eletto Consigliere con oltre 2000 voti, pur non avendo fatto tanto chiasso in pubblicità. “Don Mimì” non trasse mai, sottolineo mai, alcun vantaggio per sé o per la sua famiglia. Di Gregorio, nell’Assise Provinciale non ebbe nessuna carica, essendo all’opposizione. E però? Epperò, l’intero Consiglio Provinciale, conoscendo le sue capacità e la sua limpida onestà, gli affidò la Presidenza dell’Oncologico di Bari. Non poco… Non solo: il nostro psichiatra con l’aiuto del Consigliere Provinciale democristiano, Giovanni Cosmai, detto “Gniagnieidde”, volle e istituì quello che oggi è l’Istituto Tecnico Commerciale. Ebbe un premio, un solenne riconoscimento pubblico o privato, per aver fatto ciò? Macchè! Assolutamente no! Anzi, ebbe delle serie, ingiuste e ingrate grane economico-giudiziarie terminate a favore di Di Gregorio solo qualche anno fa dalle figlie. Incredibile, ma vero! Ma è una triste storia di ordinaria ingiustizia e, forse, volgare macchinazione politica ai danni di un galantuomo, che per la sua complessità giudiziaria merita una pagina a parte del giornale.

Il dottor Di Gregorio era un uomo d’altri tempi, con valori saldi e un forte senso della giustizia e della correttezza pubblica. Concludo questa ristrettissima sintesi della vita di Di Gregorio cedendo la “penna” al concittadino professor Antonio Papagni, prima citato: «Mimì Di Gregorio certo non morrà facilmente nella memoria degli amici. E di amici ne ebbe moltissimi, infiniti: per via di quella sua discorsiva cordialità con la quale sapeva adeguarsi a tutti i livelli, alto con gli alti, umile con gli umili. La verità è che egli aveva fatto, in sé, quello che sino al principio dell’Ottocento faceva ogni laureando all’Università di Napoli: prima di ottenere il voto di laurea doveva scrivere di sua mano un giuramento: giurava d’esser un galantuomo».

Appassionato intenditore d’arte, mi piace ripeterlo, salvò non poche opere di valore, che le figlie Alessandra e Marcella hanno poi donato ai vari musei cittadini e circonvicini. Il dottor Girolamo Di Gregorio quietamente , in punta di piedi, ritornò Lassù, da Dio, l’otto dicembre del 1983. La notizia, sparsasi in breve tempo, rese tristi molti concittadini: dotti, sempliciotti, ricchi e meno fortunati economicamente.

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