La lettera aperta

​Adotta un artista, una straordinaria gara di solidarietà per non abbandonare il mondo del teatro

Il racconto, a tratti commovente, dell'artista biscegliese Giancarlo Attolico

Attualità
Bisceglie giovedì 21 gennaio 2021
di La Redazione
Adotta un artista, Giancarlo Attolico
Adotta un artista, Giancarlo Attolico © n.c.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera aperta a firma dell'attore e regista biscegliese Giancarlo Attolico sul drammatico momento vissuto dagli artisti in questi mesi di pandemia. Ecco il testo integrale delle sue riflessioni:

«Nella tempesta di questa pandemia, ogni artista dai primi di marzo del 2020 ha cercato di reagire in qualsiasi modo per non arrendersi dopo una prima immobilità, incredulità a quello che si stava vivendo. La condizione degli artisti come di molte altre categorie è piegata da tale pandemia, i decreti ristori non sufficienti o quasi inesistenti non ti permettono di progettare, di sognare a questo si aggiunge che molti si son ritrovati a dover comunque mantenere una sede, con tutte le spese vive, pur di non morire, in attesa di una ripresa.

Altri,si son ritrovati senza più una sede con brutalità, impossibilitati a pagare i canoni di locazione. E’ trascorso un anno e i teatri restano ancora chiusi. Il lavoro è fermo.

Quasi per provocazione, il 10 novembre dopo aver avuto in regalo un mazzo di carciofi sui social ho scritto: #adottaunartista.

Da quel post sui social, ogni giorno per oltre due mesi sono stato investito da un’ondata di solidarietà concreta non solo dalla mia città ma anche da fuori città, per giunta da fuori regione.

Mi è arrivato di tutto: dolci, torte fatte in casa,cioccolate, libri, pasta,biscotti, tonno,olio biologico, mozzarella di bufala, liquore al cioccolato,conserve, panettoni, cesti natalizi, pesce fresco, baccalà dall’Islanda,quadri realizzati a mano, un tavolo antico per la nuova sede, la piccola aranciata di un bimbo mi ha fatto tenerezza, le olive del contadino mi hanno riportato indietro nel tempo, le verdure dell’orto ricorrenti nei miei incubi che mi avrebbero lanciato dopo una messa in scena si son rivelate squisite, ho pianto per chi silenziosamente mi ha pagato una rata di mutuo ( gli artisti hanno anche famiglia e spese)…innumerevoli i regali arrivati, difficile elencarli tutti.

Ho riscoperto una solidarietà vera, non a “chiacchiere” anche da persone molto distanti dal teatro e così tutti si son slanciati in regali come se volessero sostenere questa arte antica che risiede nel teatro.

Come operatore teatrale in questi venti anni, ho riscoperto in questa azione inconsapevole, forse provocatoria, disperata, l’essenza del teatro che è: comunità. Venti anni in cui si è costruita una rete di relazioni, di idee, di follie insieme, abbiamo riso e pianto all'apertura di quel sipario.

Ve ne sarò sempre grato.

La comunità, a così gareggiato per questa battaglia di sopravvivenza e le mie giornate piuttosto grigie hanno ripreso un colore, un sorriso e anche uno slancio a non arrendermi. Ho ripreso a vivere, a sperare con l’arma che possiedo: la scrittura. All’apertura dei teatri torneremo in scena a raccontar storie.

In dubbio inizialmente se rendere pubblico quello che mi stava capitando, molti di loro son voluti rimanere nell’anonimato, mi son detto che da mesi toccavo con mano un virus che stava serpeggiando silenziosamente oltre al virus covid-19, il virus: dell’indifferenza. Alcuni chiusi nelle loro case, nelle loro certezze di uno stipendio garantito, non si son posti nemmeno la domanda per tutti coloro che da questo anno di pandemia fanno fatica a sperare. Così ho scelto quotidianamente di postare quello che mi stava capitando. La solidarietà crea altra solidarietà.

Inconsapevolmente ho generato una energia positiva, certo il malpensante avrà potuto anche pensare “andare a lavorare no?”. Risponderei: “se ce ne fosse data l’opportunità”.

Qualcun altro avrà potuto pensare “perché è un mestiere l’attore? Lo è. Mi rende felice, oltre che libero.

Siamo nel tempo dove è giusto dar valore al valore, di testimoniare di quanto siamo capaci di bellezza, che possiamo soffermarci sulla potenzialità piuttosto che sulle debolezze, sulla bellezza piuttosto che sulle brutture di una civiltà divenuta incivile. Grato a tutti. Abbiamo ancora mesi difficili, ma sono certo che torneremo a raccontar storie sempre dal BinarioZero.

Vostro capo-treno: Giancarlo Attolico».

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