​Welfare aziendale: opportunità per aziende, lavoratori e territorio

È la classica situazione Win/Win, dove tutte le parti chiamate in causa risultano vincenti

Riada Partners Consulenza commerciale/legale
Bisceglie - giovedì 25 maggio 2017
© Riada

È un dato di fatto: le imprese italiane investono sempre più nel Welfare Aziendale. Abbiamo ormai ventimila contratti aziendali e territoriali che prevedono bonus di risultato a favore di cinque milioni di dipendenti ed un quinto di questi contratti offre a circa tre milioni di lavoratori quello che viene definito “Secondo Welfare”.

È la classica situazione Win/Win, dove tutte le parti chiamate in causa risultano vincenti: il datore di lavoro ottiene un vantaggio fiscale grazie alla deducibilità dal reddito d’impresa; il lavoratore ottiene un vantaggio economico che non contribuisce alla formazione del reddito tassabile.

Non di poco conto è inoltre la componente legata all’aumento della produttività aziendale e, di conseguenza, alla ricaduta positiva sul territorio. Il coinvolgimento emozionale ed il senso di appartenenza sono infatti di vitale importanza per la valorizzazione delle competenze del lavoratore, spingendo di fatto l’individuo a massimizzare il proprio contributo in azienda, contribuendo in tal modo a creare un vero e proprio circolo virtuoso.

In concreto di cosa si tratta?

Nel 2015, il Legislatore ha reso strutturale nel nostro ordinamento uno strumento utile all’incentivazione dell’incremento competitivo e produttivo mediante il coinvolgimento attivo dei lavoratori. Tale strumento prevede per le imprese, attraverso un percorso condiviso con i lavoratori che riescano ad incrementare uno o più fattori legati alla produttività, la possibilità di erogare ai propri dipendenti un premio economico defiscalizzato.

Al verificarsi delle condizioni previste dai piani di incremento della produttività, il datore di lavoro potrà erogare ai propri dipendenti un premio assoggettato ad Imposta Sostitutiva Irpef pari a solo il 10%.

Nel 2016, il Legislatore è nuovamente intervenuto potenziando non di poco lo strumento, mediante la possibilità data al lavoratore di scegliere se fruire del semplice premio di produttività in denaro tassato al 10% oppure fruire di uno o più servizi di welfare messi a disposizione dal datore di lavoro, quali: consulenze mediche e psicologiche, previdenza integrativa, staffette generazionali, servizi di baby sitting, asili nido, campi estivi per i figli e tanto altro ancora.

L’assoluta novità consta nel fatto che tali servizi sono totalmente esenti da tassazione, completamente deducibili dal reddito d’impresa, non costituiscono reddito in capo al lavoratore e non costituiscono base imponibile per i contributi previdenziali.

Conclusioni

In passato il miglioramento della qualità lavorativa, ed a cascata l’aumento della produttività aziendale e la competitività territoriale, è stata sempre e solo peculiarità di quelle menti eccelse lontane anni luce dalla realtà del Paese (basti pensare all’indimenticabile Olivetti ed al suo il welfare che valicò la dimensione aziendalistica e assunse le forme di un'utopia sociale).

Attualmente tutto ciò è legge; è economico per le Aziende ed è conveniente per il Lavoratore: non abbiamo più scuse!

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