Dall’Unità d’Italia ai giorni nostri

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Mariella Nanna
Nel maggio 1860 Bisceglie e altri centri della provincia istituirono una “Giunta di insurrezione” e la “Società unitaria di Bisceglie” per sostenere il moto garibaldino. All'indomani dell'impresa dei Mille furono indetti i plebisciti per l'annessione al Piemonte delle terre conquistate. Il 21 ottobre 1860 si tenne il referendum in un locale del monastero di S. Croce: la maggioranza dei votanti optò per l'annessione. Il primo deputato al Parlamento italiano del collegio di Molfetta fu Ottavio Tupputi.

L'epoca moderna esordisce con l'apertura del tronco ferroviario Foggia-Barletta-Bari (1864), che diede grande impulso al commercio locale. Lo scalo ferroviario, inoltre, permise di costruire soprattutto lungo la strada che lo collegava alla piazza principale, ma allo stesso tempo divenne un limite, aldilà del quale si costruì solo nel ‘900. Il 9 novembre 1872 venne inaugurato, dopo oltre dieci anni di lavori, il Teatro Garibaldi , costruito sul luogo dell'antico teatro di Porta Zappino. Il nuovo teatro divenne in breve il centro della vita mondana locale.

La tradizione liberale risorgimentale si tradusse a Bisceglie in una fervida vita politica, che si inaugurò col sindacato del conte Giulio Frisari, capo della sinistra democratica parlamentare pugliese e della “Società Operaia di mutuo soccorso”, sorta nel 1863; si aprì anche un Circolo Mazzini di ispirazione frisariana. Il nuovo indirizzo radicale fu disdegnato dall'opposizione conservatrice. Portavoce di questa fazione fu il quindicinale “La riscossa” (1885-primi del '900) . Dopo una serie di scontri verbali ed anche fisici, nelle elezioni del 1887 i frisariani furono sconfitti. Dopo un decennio amministrativo d'impostazione democratica, conservatori e democratici conversero su un'unica linea d'azione democratica e liberale (politica del trasformismo).

Dalle controversie tra i democratici-liberali nacque il partito cattolico, cioè il Partito Popolare, e il suo organo di stampa: “La gazzetta del Popolo”. Il nascente partito vinse le elezioni del 1902. Nel 1904 i liberali democratici scalzarono i cattolici popolari. Il partito “autoritario” giolittiano salì al potere. Nel frattempo una nuova forza politica, il socialismo, raccolse ampi consensi popolari. Nacquero così a Bisceglie la “Sezione socialista” ed un circolo culturale grazie all'appoggio del molfettese Gaetano Salvemini. La lotta politica si acuì a causa dell'imperante crisi economica. Agitazioni popolari ed episodi di violenza percorsero il Paese.

Allo scoppio della prima guerra mondiale una nutrita schiera di giovani biscegliesi partì per il fronte. A fine guerra il popolo volle tener vivo il ricordo dei 430 caduti (con numerosi feriti e mutilati) edificando in piazza Vittorio Emanuele un obelisco , inaugurato il 5 ottobre 1924. Il primo conflitto mondiale segnò un periodo di stasi nell'espansione edilizia e con l'avvento del fascismo si realizzarono opere pubbliche di scarsa rilevanza.

Nel 1920 fu aperta una sezione del fascio nel palazzo Logoluso. Mediante l'uso di una retorica nazionalistica dispotica e il ricorso ad una politica militaristica, il fascismo condusse poi il popolo italiano nel baratro della seconda guerra mondiale. Nell'inverno 1940-41, durante il conflitto italo-greco, il capo del governo Mussolini fissò la sua residenza a Bisceglie nella villa Angelica, mentre il Quartier Generale alloggiò nella villa Ciardi. Dopo l'8 settembre 1943 le truppe tedesche stanziate nel Sud si ritirarono precipitosamente. Poco dopo Bisceglie venne raggiunta dalle truppe anglo-americane. Intanto nel Nord si andava organizzando la Resistenza ai fascisti. Il drammatico travaglio che segnò il passaggio dal fascismo alla Repubblica ebbe in Vincenzo Calace uno dei maggiori propugnatori della democrazia.

Nel secondo dopoguerra ebbe inizio la lenta e difficile opera di ricostruzione nazionale. Nell'anno 1946 le prime elezioni comunali consacrarono il successo di Umberto Paternostro (DC), il cui decennale sindacato segnò la ripresa del paese dopo la paralisi bellica. Si realizzarono varie opere pubbliche, come l'apertura di via della Libertà, di corso Umberto e di via della Repubblica, la bitumazione di vie campestri, gli scavi alle grotte di S. Croce, lo sviluppo edilizio del rione Cittadella con la costruzione di case popolari e di un edificio scolastico, la realizzazione dei mercati ortofrutticoli e di quello ittico all'ingrosso.

L'apertura di via della Libertà (1952) permise la valorizzazione dell'impervio tratto costiero, che va dal Porto alla Lama Paterno, e delle suggestive spiagge di Salsello, La Testa e La Batteria. Si inaugurò sulla via litoranea un elegante ristorante, il Salsello, gestito dai fratelli Sasso, e dopo pochi anni un prestigioso locale notturno, il Divinae Follie.

Nascono negli anni ‘50-'60, in un clima di rinnovamento culturale, il periodico “Il Palazzuolo”, la prima Biblioteca Comunale (1961), la Pro Loco, il circolo Filatelico-Numismatico e il Circolo Professionisti, l'odierno circolo Unione. Si edificarono nuovi palazzi nel quadro del nuovo Piano Regolatore approvato nel 1964; sorse il primo albergo cittadino, l'Hotel Europa.

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