Periodo borbonico e decennio francese

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Mariella Nanna
La celebre battaglia di Bitonto del 1734 pose fine al ventennio di dominio austriaco (1714-1734). Con l'insediamento di Carlo III di Borbone, figlio di Filippo V, sul trono di Napoli nel 1738 ebbe inizio il governo borbonico, che durò fino al 1860, intervallato solo dal decennio di dominazione francese (1805-1815).

I Borboni attuarono una politica autoritaria e repressiva, caratterizzata dal soffocamento della libertà e della cultura e dal trionfo dell'ignoranza e del servilismo. Nel 1759 Carlo cedette il regno al figlio Ferdinando IV che, non essendo ancora maggiorenne, fu sottoposto alla reggenza del ministro Bernardo Tanucci. Quando nel 1799 le truppe napoleoniche invasero il Regno di Napoli per cacciare la monarchia borbonica, Bisceglie, a differenza di Andria e Trani, che rimasero fedeli ai Borboni subendo così il saccheggio da parte delle truppe francesi, aprì le porte ai francesi inneggiando ai liberatori e piantando in piazza l'albero della libertà. Dopo l'occupazione di Bisceglie da parte dei francesi, in paese si sparse la voce di un imminente sbarco di navi russo-turche nel porto per contrastare l'avanzata francese. Ben presto si ammassarono in città truppe francesi e italiane, ma la minaccia risultò infondata. Tuttavia, dopo alcuni giorni sbarcarono veramente nel porto di Bisceglie 1400 russi , che occuparono la città in nome del Re di Napoli. Così la città ricadde in mano ai Borboni. Secondo una leggenda popolare, durante lo sbarco delle navi russe i Santi protettori intervennero scatenando una violenta tempesta, che impedì alle navi nemiche di entrare in porto, anzi una di esse calò a picco. Si racconta anche che un cannone nemico sia sepolto sotto la sabbia.

Durante il decennio della Repubblica Partenopea (1805-1815) vennero attuate in Puglia numerose riforme, tra le quali segnaliamo quella amministrativa del “Decurionato” (1806), promossa da Giuseppe Bonaparte, che abolì i vecchi Capitoli municipali e l'Albo parlamentare. Il Decurionato fu mantenuto anche dai Borboni e restò in vigore fino al 1861. Nel 1809 l'antico Palazzo dell'Università e gli uffici pubblici vennero trasferiti presso il convento dei Domenicani (attuale sede del Comune). Al Comune vennero affidati molteplici compiti, fra cui la cura dei reietti, dei carcerati, l'assistenza ai poveri, l'amministrazione del Conservatorio di S. Lorenzo.

Nel settore edilizio l'avvento del regime francese introdusse grandi novità. La città vecchia “esplose” non riuscendo più a contenere una popolazione in continuo aumento e si estese lungo la via consolare e lungo le strade che conducevano a Corato e Ruvo. Il Palazzuolo, ampliato e spianato dopo la cessione al Comune di alcuni orti privati (1810), divenne il nuovo centro intorno al quale gravitava la città. Bisceglie fu sventrata in più punti: fu demolita la Porta di Zappino, si aprì il muro del bastione di Porta Zappino per prolungare la via fino alla strada consolare, crollò il muro della Porta Nuova nei pressi del Castello creando la cosiddetta “Strada Nuova” (attuale via Dante Alighieri). Nel 1828 si realizzarono le nuove vie suburbane della Marina e di S. Andrea e nel 1844 fu costruito il cimitero sulla via di Salsello.

Durante il Risorgimento Bisceglie fu vivace un centro di cospirazione, contando tra i nobili e il popolo circa 500 affiliati alla massoneria e alla Carboneria. Durante i moti napoletani del 1820-21 ebbe luogo nel palazzo Tupputi una importante “ Dieta delle Puglie ”, in cui fu proclamata la Costituzione e ne vennero fissati gli Statuti in dieci articoli (5 luglio 1820). Il maggiore patriota biscegliese fu Ottavio Tupputi , nobile figura di cospiratore per due volte condannato a morte, di militare (partecipò come generale alla campagna napoleonica di Russia) e di uomo politico, al quale la città natale eresse un busto in piazza Margherita nell'anno 1911.

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