Periodo angioino

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Mariella Nanna
Il periodo angioino ebbe inizio con la discesa in Italia di Carlo d'Angiò, fratello del re di Francia Luigi IX, che il papa Urbano IV aveva chiamato in aiuto perché preoccupato di fronte al prosperare del regno svevo. Con la sconfitta di Manfredi a Benevento nel 1266 e con la sconfitta di Corradino a Tagliacozzo nel 1268, tramonta la dinastia sveva e ha inizio la dominazione angioina in Italia.

Nel 1266 Bisceglie entrò a far parte del feudo dei conti di Montfort, scesi in Italia al seguito di Carlo d'Angiò. Tra i più accaniti sostenitori degli Angioini furono i Falcone , ricchi e potenti signori che detennero le più importanti cariche politiche, religiose e civili della città. Oltre alla famiglia Falcone, anche il popolo biscegliese nel suo complesso era favorevole agli Angioini, tanto che Carlo II d'Angiò, fregiò la città del titolo di “ fedelissima ”, titolo che fu posto sullo stemma comunale raffigurante una quercia d'oro in campo rosso.

Dal 1324 Bisceglie fu feudo dei Del Balzo. Nel 1346 la città, insieme alle signorie di Molfetta, Giovinazzo e Altamura fu assegnata a Roberto d'Angiò, principe di Taranto. Ne seguì un periodo particolarmente turbolento e politicamente instabile: dopo l'uccisione del re Andrea d'Ungheria, avvenuta nel 1345 su istigazione della moglie, la regina Giovanna I d'Angiò, il fratello del re, Luigi d'Ungheria, scese in Italia per vendicarne la morte. Il regno si divise fra le due fazioni: da una parte quella ungherese di Luigi, dall'altra quella angioina della regina, capeggiata da Roberto e Ruggero Sanseverino. L'opera della regina, rifugiatasi ad Avignone presso il papa, suscitò in tutta la Puglia focolai di rivolta fino al 1352, quando il re d'Ungheria riconobbe Giovanna come regina di Napoli per intercessione del papa.

Gli ultimi anni del XIV sec. vedono Carlo III di Durazzo e Luigi I d'Angiò , nipoti della regina Giovanna I, contendersi il diritto di successione al Regno. L'esercito del Durazzo si accampò a Barletta, mentre quello del D'Angiò era a Bari e a Bisceglie. A Bisceglie era alloggiato lo stesso re con numerosi baroni, probabilmente nel palazzo dei duchi Schinosa. Al seguito di Carlo III c'era il capitano di ventura Alberico da Barbiano, il quale il 12 settembre 1384 con il suo esercito mosse verso Bisceglie. Secondo la tradizione le milizie di Carlo III penetrarono in città attraverso un varco creato nelle mura presso la chiesetta di S. Nicolò del Porto. Ne seguì una lotta spietata fra gli Angioini, sorpresi nel cuore della notte, e i durazzeschi, superiori per numero. La città fu orrendamente saccheggiata e incendiata. Il Barbiano, imbaldanzito dal successo, proseguì per Bari, dove lo attendeva Luigi d'Angiò. Nei pressi di Bari scoppiò la battaglia, aspra e cruenta, durante la quale trovò la morte il d'Angiò. La tradizione vuole che il re sia stato sepolto a Bisceglie nella chiesetta di S. Ludovico, sulle cui rovine sorse nel ‘500 la chiesa di S. Luigi. Secondo altri, invece, le sue ceneri furono inviate in Francia.

Dal 1405 al 1414 Bisceglie fu sotto il diretto controllo della regina Giovanna II, la quale concesse alla città il privilegio di armare galee nel porto ed esentò il popolo dal pagamento di forti tasse.

Gli ultimi anni del periodo angioino furono sconvolti da numerose lotte intestine, che resero il regno sempre più debole. A complicare la turbolenta situazione intervenne lo scisma cattolico: la chiesa di S. Adoeno fu sede di un vescovo scismatico, un certo Nicola Petracino, eletto dall'antipapa.

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