- «Stè u mare a Vescègghie?»

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L'espressione che suona certamente più imbarazzante e fastidiosa alle orecchie dei biscegliesi è storicamente autentica, perché fu pronunciata in tribunale.

Nel 1848 si svolse a Trani un memorabile processo a carico di 41 contrabbandieri biscegliesi, che erano stati sorpresi a scaricare merce di contrabbando in località Calarossa, presso Salsello, ove, nel conflitto a fuoco tra le forze dell'ordine e i contrabbandieri, era rimasto ucciso un brigadiere della locale Dogana.

Durante una fase del lungo processo, che si protrasse per alcuni anni, un testimone, messo dal giudice di fronte all'evidenza dei fatti, gli obiettò impudentemente: «Stè u mare a Vescègghie?», negando persino l'esistenza del mare a Bisceglie. Al che, il giudice di rimando (ma la cosa non è storicamente provata): «Stè u mare, stè la tèrre, stè u diabbue ca t'affèrre!». La frase è passata in proverbio a indicare certa sfrontatezza tipica dei biscegliesi.

Oggi, quando si vogliono riferire a Bisceglie, i vicini parlano del «paese del Manicomio», per la notorietà acquisita in questi anni dalla grande Casa della Divina Provvidenza fondata da don Pasquale Uva.

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