Il preservativo è così antico che risulta impossibile datarne l’apparizione. Dagli antichi egizi alla vulcanizzazione della gomma, inventata dall’americano Goodyear nel XIX secolo, il condom percorre la storia, legandosi in modo indissolubile ai temi della sessualità, del controllo delle nascite e della lotta contro le malattie veneree.
Gli egiziani nel 1350 a.C.
Alcune testimonianze arrivano dall’Egitto dei faraoni. Risale al 1350 a.C. una scultura che lascia immaginare l’uso di uno strumento simile al profilattico. È comunque certo che gli egiziani siano stati i primi a utilizzare vesciche e intestini animali ben oleati durante i loro rapporti sessuali. Inoltre adoperavano guaine in tessuto, che tuttavia avevano soltanto uno scopo decorativo.
I cinesi e i giapponesi del 1000 a.C.
È convinzione diffusa che i veri inventori del preservativo siano stati i cinesi del 1000 a.C., i quali usavano fogli di carta oleata opportunamente sagomati a scopo antifecondativo. I loro più rudi vicini di casa, i giapponesi, usavano invece cilindretti di cuoio e scaglie di tartaruga rese flessibili con soluzioni alcaline.
Gli europei del 200 a.C.
In Europa l’antesignano dell’attuale preservativo comparve nel II secolo a.C., anche se le prime testimonianze sono addirittura di epoca preistorica. Si tratta di affreschi ritrovati nelle grotte di Combarelles (Francia), risalenti al 10.000 a.C. e raffiguranti un atto sessuale di cui è protagonista un uomo che sembra “inguainato”.
Anche gli antichi romani utilizzavano profilattici ricavati dagli intestini essiccati delle pecore. Soprattutto i soldati, quando fraternizzavano con le donne durante le lunghe campagne lontano da Roma, li adoperavano per proteggersi dalle malattie.
Il Rinascimento
I raffinati uomini del Rinascimento inventarono sottilissime fodere in lino riccamente decorate, che immergevano in infusi astringenti prima dell’uso. Ovviamente gli oggetti in questione erano di uso esclusivo delle classi agiate.
La scoperta dell’America portò in Europa, attraverso le navi del re di Spagna, uno scomodo clandestino: un virus responsabile di una malattia che il medico Gabriele Falloppio descrisse come il “morbo gallico” e che fu poi denominata sifilide. Lo stesso Falloppio suggerì di utilizzare le suddette fodere di lino, immerse in una soluzione disinfettante, come sistema per evitare il contagio. L’emergenza fece sì che quell’antenato del preservativo cessasse di essere solo appannaggio dei ricchi e che si diffondesse persino tra i soldati impegnati nelle campagne militari dell’epoca.
Nei sotterranei del castello di Dudley, presso Birmingham, sono stati ritrovati profilattici probabilmente usati al tempo della guerra civile tra l’esercito di Oliver Cromwell e le milizie di Carlo I (1640). Questi ultimi esemplari, però, erano ricavati da intestini animali.
Il XVII secolo e Casanova
L’introduzione su larga scala avvenne nel XVII secolo, quando i profilattici diventarono di uso comune nelle corti ed erano regolarmente venduti. Il materiale adoperato per produrli era l’intestino di capra o di agnello, ma talvolta anche la seta. Fissati al pene tramite un nastro posto a lato dell’apertura, erano persino riutilizzabili.
Naturalmente i moralisti ne criticavano l’uso, sostenendo che avrebbe portato al deterioramento dei costumi, incoraggiando il sesso prima del matrimonio, la prostituzione e l’adulterio. Ignorando tali obiezioni, il celebre libertino Giacomo Casanova aveva l’abitudine di utilizzare un preservativo in tela di lino durante i suoi incontri galanti e lo chiamava “cappotto inglese”.
Goodyear e la storia recente
Nel 1870 l’americano Charles Goodyear inventò il rivoluzionario procedimento di vulcanizzazione, consistente nel trattare chimicamente la linfa naturale estratta dalla pianta dell’hevea. Cinque anni dopo iniziò la produzione in massa dei preservativi in gomma.
Nel corso del tempo il processo di fabbricazione ha ovviamente subito modifiche ed evoluzioni, riguardanti sia le tecniche di purificazione del lattice sia l’inserimento di lubrificanti e spermicidi. Il talco usato come rivestimento, per esempio, ha lasciato il posto all’amido di riso e di mais, oppure a finissime polveri minerali fisiologicamente inerti.
Nell’80% dei casi i lubrificanti che rivestono i profilattici sono oli di silicone, ma ultimamente si stanno affermando composti a base acquosa costituiti da addensanti già adoperati nelle industrie alimentare e cosmetica.