‘ACQUE TORBIDE’ di Higuchi Ichiyo

in una casa di piacere giapponese si intrecciano frammenti di esistenze che si alternano tra speranze e delusioni.

Luciana De Palma Il lettore comune
Bisceglie - giovedì 06 aprile 2017
© jouvence

La mano femminile che, in questo racconto, descrive un ambiente frequentato da uomini che vogliono godere dell’intimità di donne di piacere, possiede il dono della leggerezza e della sincerità.

La casa di piacere, in cui si svolge l’intera vicenda, si trova ai margini della città, dischiusa a coloro che vogliono, o possono, sottrarsi alla frenesia degli impegni sociali e istituzionali per godere di un’occasione paradisiaca.

La trama, che segue la vicenda personale di uno dei tanti clienti, si snoda con tale naturalezza, tra invidie, gelosie e illusioni d’amore, che sembra di sentire le voci di ognuna delle singole donne, mentre si muovono tra le stanze e i corridoi, di annusare il loro profumo, molto prima che si affaccino sulla scena, di essere ammessi agli eventi che si consumano in un ambiente tanto misterioso.

Leggendo, seguiamo i risvolti passionali e le utopie materialistiche che non sono mai delimitati con precisione chirurgica; pagina dopo pagina si disfano prospettive in virtù della miseria umana verso cui l’autrice non ci fa provare ribrezzo, ma muta comprensione; infine, ricorriamo anche noi alla fantasia quale rimedio contro la disarmante ruvidezza dell’esistenza che fagocita sia la giovinezza sia quanto può esserci di buono nella vecchiaia.

Le cortigiane, qui descritte, sono costrette a sacrificare la propria vitalità a discapito di obblighi contrattuali e a barattare la libertà con la necessità della sopravvivenza.

L’autrice non risparmia l’inquietudine di queste donne e di alcuni tra i clienti più sensibili e tormentati, senza, però, indulgere in sentimentalismi che renderebbero surreali le atmosfere, invece, pregne di vita e di verità, autenticamente ritratte.

Ci sono sensazioni di attesa e d’inutile abbandono, c’è la distanza incolmabile con il mondo rispettabile che volutamente ignora la presenza, e la complessità, all’interno di queste case di piacere; c’è il delirio che si slancia fino a diventare maniacale trepidazione per il futuro e, poi, c’è la rinuncia ad ogni cambiamento che, come un tatuaggio, si scolora e perde consistenza fino a smarrire ogni contorno.

Accade, talvolta, che le cortigiane non perdano solo la giovinezza e la libertà: anche della vita esse si privano, preferendo scomparire piuttosto che continuare ad appartenere ad un tempo senza più sorprese né sogni.

Alla virtuosa scrittrice, morta a soli ventiquattro anni, non sfuggono le sfumature più profonde, i dettagli più commoventi e le peculiarità più triviali di un ambiente contaminato dalla varietà di coloro che lo frequentano e dai loro sentimenti.

Il racconto è talmente intenso da calamitare l’attenzione del lettore fino all’ultima pagina, fino all’ultima suggestiva scena.

Ogni parola è dove dovrebbe essere, ogni frase tira le fila di quanto appena letto e, nello stesso tempo, incede con maestria nei successivi sviluppi; ogni pensiero provoca una reazione di appassionata identificazione con questo o con quel personaggio; ogni pensiero svela la sua ambiguità.

Si percepisce un interesse vivo e appassionato da parte dell’autrice nei confronti di coloro che si muovono negli strati più bassi della società; la sensibilità con cui ci guida in questa fetta di mondo è accuratamente sollecitata da un’intenzione vaporosa quanto lontana da ogni moralismo.

È la verità di un paesaggio, materiale e spirituale, a cui la scrittrice ci invita a guardare, senza riserve e senza falsi pudori.

Il degrado è tanto vero quanto la volontà di lasciarselo alle spalle; la povertà è disarmante quanto la purezza di cuore di certe cortigiane.

Le tematiche di forte impatto sociale, trattate da Ichiyō Higuchi nella maggior parte delle sue opere, le hanno permesso, a più di cent’anni dalla sua morte, d’essere immortalata sulla banconota da 5000 yen.

Questo, però, non aggiunge più valore alla sua già pregevole opera letteraria.

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