I tesori dello scrigno

Terza età come momento di cambiamento e di arricchimento.

Ilaria Tesse La Cura
Bisceglie - giovedì 19 novembre 2015
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Cerchiamo, in questo spazio, di parlare di terza età in modo nuovo, allontanandoci dall’idea di deficit e di declino  e abbracciando invece una visione del processo di invecchiamento inteso come momento di cambiamento e di arricchimento.

Senza negare le possibili perdite a carico dei sistemi sensoriali o cognitivi, oppure nell’area delle autonomie e le inevitabili conseguenze, cerchiamo di concentrarci sul concetto di invecchiamento inteso come pieno raggiungimento della propria maturità , della piena esperienza e di una migliore comprensione degli  eventi.

Un’ulteriore fase, insomma, della nostra crescita caratterizzata da una saggezza acquisita con l’esperienza e forgiata attraverso i propri vissuti nella gestione della quotidianità e dei rapporti umani.
Ora, in un’epoca come quella in cui viviamo, dominata dalla tecnologia ,dove la vita è frenetica, il concetto di saggezza é spesso sostituito da una rapida ricerca su Internet che ci permette di accedere ad ogni tipo di  “sapere”.  La funzione dell’anziano, dunque potrebbe sembrare superflua o anacronistica.Niente di più sbagliato.  Gli anziani possono aiutarci a guardare alla nostra vita con più saggezza perché le loro esperienze  e vicissitudini li hanno resi più esperti e maturi, più consapevoli delle ideali e dei valori comuni che guidano la convivenza sociale.

Platone affermava che solo alla fine della vita l’uomo acquista la saggezza e la conoscenza delle cose e Cicerone ribadiva che la vita si arricchisce ad ogni età di qualità quali la saggezza, la lungimiranza, il discernimento, che sono proprie della vecchiaia e che consentono all’uomo di compiere grandi imprese.  Platone e Cicerone, insieme a  molti  grandi della storia sembrerebbero  essere a favore del concetto di “ invecchiamento positivo” teorizzato da Baltes nei primi anni novanta . Secondo questa visione la nostra crescita continua anche nella vecchiaia così che anch’essa diventa una fase arricchente e dunque positiva.

Ciò non significa che invecchiare equivalga  automaticamente ad “invecchiare bene”. Bisogna considerare molte variabili ambientali, sociali, genetiche , di personalità e soprattutto la decisione di guardare alla propria vita sempre in modo positivo ed evolutivo.  Non si possono negare le inevitabili conseguenze negative che l’avanzare dell’età porta con sé insieme a tutte quelle situazioni limitanti che tolgono piacere alla vita. Ma si può provare a considerare le difficoltà che si incontrano come un’opportunità di crescita, un modo per continuare a conoscersi e a maturare.  Si può imparare a guardare alla propria vita in modo nuovo, comprendendone a fondo il senso,  acquisendo una nuova  consapevolezza di sé e delle proprie potenzialità.

Possiamo immaginare dunque l’anziano come uno scrigno ricco di preziosi tesori: emozioni, storie , esperienze. Uno scrigno che si arricchisce col passare del tempo e che deve essere condiviso e trasmesso per aiutare gli altri ad arricchirsi. Ogni scrigno prezioso però ha bisogno di noi per aprirsi e tirare fuori tutto il suo potenziale che diversamente rimarrà inespresso .
Mi capita spesso di fermarmi a chiacchierare con gli anziani della nostra struttura che raccontano  con emozione la storia della propria vita, dei propri affetti con un calore e una nostalgia che non possono lasciarmi indifferente ogni volta. Mi piace ascoltarli e i loro occhi si riempiono di gioia quando provo a chiedergli chi erano da giovani.
Le storie sono varie e spesso avvincenti .Di solito mi incantano le storie tutte al femminile delle nostre ospiti, che da giovani sono state delle grandi mamme, delle forti donne, alcune di loro hanno affrontato la guerra e  con la stessa tenacia  oggi affrontano il percorso dell’anzianità con grande dignità e forza.
Di qui l’importanza del  contatto  e  di una relazione di scambio con l’anziano che possa dare più valore sia alla sua che alla nostra esistenza.

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