di Serena Ferrara
Scelta vincente, quella di accorpare pubblico dibatto e concerto per parlare di nucleare. Dopo il successo di Nardò, dove a suonare il loro no all’atomo sono stati i Sud Sound System e gli Après la Classe, o la collaborazione di Caparezza e Subsonica, a Bisceglie è stata la volta di Antonello Papagni.
La tappa biscegliese del tour di Legambiente “Per il clima contro il nucleare”, venerdì 17 Luglio, è risultata essere una serata quasi “intima” eppure di grossa risonanza. Ad intervenire, difatti, a fianco del responsabile del circolo Legambiente Bisceglie Maurizio Monopoli, è stato direttamente il Presidente Regionale di Legambiente Puglia Francesco Tarantini. A lui è toccato spiegare il perché di una petizione online, quella che Legambiente si sta impegnando a portare avanti «affinché il referendum del 1987, che difatti sanciva l'abbandono da parte dell' Italia del ricorso al nucleare come forma di approvvigionamento energetico, continui ad essere rispettato».
Il massimo vertice dell’associazione ambientalista pugliese ha così spiegato che la Puglia, dopo l’approvazione del ddl sviluppo, si trova a dover nuovamente combattere contro il nucleare, che non riuscirebbe, secondo Legambiente, a ridurre né la bolletta energetica del paese, né le importazioni di combustibili fossili. «Entro sei mesi –ha commentato Tarantini– si dovrà inoltre decidere per la localizzazione delle centrali. E potrebbe toccare alla Puglia, nonostante la regione abbia già espresso il suo fermo diniego al ritorno dell’atomo per due motivi: la sua vocazione turistica, incompatibile con la presenza di centrali o di depositi di scorie radioattive, e l’assoluta inutilità per la Puglia di produrre ulteriore energia». Il Rapporto annuale di Legambiente “Comuni Rinnovabili 2009”, confermerebbe che la nostra regione produce l’86% (pari a 17.100 GWh) di energia in più rispetto al fabbisogno interno, raggiungendo il primato nazionale nell’eolico (il 27% della produzione nazionale) e nel fotovoltaico (13,5% della produzione nazionale). Nella top five dell’energia rinnovabile comparirebbero, in particolare, Lecce, al primo posto per la diffusione di impianti di solare fotovoltaico e al terzo posto per solare termico; Troia, Minervino Murge e Sant’Agata di Puglia, primi nell’eolico.
«Nonostante questi dati lusinghieri –spiegava ancora Tarantini- la Puglia risulta essere particolarmente appetibile per la localizzazione di centrali, in quanto possiede grosse riserve di acqua e il requisito di bassa sismicità. In particolar modo a “rischio centrale” sono le città di Nardo, Avetrana e Ostuni, i cui sindaci hanno già discusso la nostra proposta di delibera “Comune denuclearizzato”». Una interrogazione, questa, che è stata anche portata all’attenzione del Consiglio Comunale di Bisceglie dal gruppo consiliare del Partito Democratico e che attende adesso una risposta da parte della Giunta Comunale. Ad aderirvi, in Puglia negli scorsi mesi, già diversi Comuni del brindisino, Lecce, Manduria, Ostuni, Avetrano, Nardò.
«Quel che urge all’Italia e che la Puglia già possiede –ha concluso Tarantini– è un Piano Energetico Nazionale volto, finalmente, a fare il punto della situazione e a chiarire il futuro energetico dell’Italia».
A seguire il dibattito sulla “denuclearizzazione”, animato dalla proiezione di un filmato su Chernobyl, è stato l’intervento di Alfredo Logoluso sul ritrovamento delle orme di dinosauro a Bisceglie. «A legarci con la questione della serata –ha commentato Logoluso– è il tema dello studio della geologia pugliese. Contaminare queste terre ricche di incredibili tesori vuol dire fare terra bruciata intorno a questo territorio, che ha da offrire soprattutto in termini di agricoltura e turismo culturale».