di La Redazione
Ancora un caso in cui la città sale agli "onori" della cronaca nazionale. L'infermiera del reparto infettivi dell'Ospedale di Bisceglie che si è accusata di aver somministrato ad un paziente la terapia destinata al vicino di letto e, per questo, averne provocato il decesso avvenuto poche ore dopo.
Si sapeva che il medicamento in questione era un clistere. Ma da ulteriori approfondimenti, è emerso che il farmaco in questione è il noto "Levolac", un medicinale il cui principio attivo è il lattulosio che nell'occasione era stato mescolato ad un disinfettante intenstinale. il tutto in una dose minima: 100 cc. Il Levolac, poi, è così innocuo che in farmacia lo passano senza ricetta. È dunque assolutamente escluso che ci sia un nesso di causalità tra la somministrazione di clistere e la morte dell'uomo. Il paziente aveva 80 anni ed era stato per ben due volte in rianimazione. Si trovava in gravi condizioni di salute, anche se, per motivi di privacy, non è stato fatto sapere di quale malattia stesse soffrendo.
Sulla vicenda sono arrivate le precisazioni dalla direzione generale della Asl Bat che di seguito riportiamo integralmente.
La somministrazione di lassativo e disinfettante intestinale non può aver causato la morte del paziente ricoverato presso il reparto di Malattie Infettive del presidio ospedaliero “Vittorio Emanuele” di Bisceglie.
All’indomani della denuncia sporta dall’infermiera che aveva in cura il paziente e che, commettendo un errore ha somministrato un clistere non prescritto, la Direzione Sanitaria della Asl Bat precisa che è già stata avviata una indagine interna per accertare quanto accaduto.
«Abbiamo molta fiducia nell’operato della magistratura – dice Nicola Silvestri, Direttore Sanitario Asl Bat – siamo certi che presto sarà fatta chiarezza su quello che è avvenuto. Possiamo tuttavia affermare che la somministrazione di una soluzione lassativa contenuta nel clistere non può aver causato il decesso del paziente le cui condizioni mediche erano da tempo molto gravi. L’errore c’è stato e l’autodenuncia dell’infermiera può solo confermare la tendenza a considerare gli errori quali strumenti di miglioramento della qualità assistenziale».
La Asl Bat ha infatti già da tempo avviato un programma di valutazione del rischio clinico (risk managment) per il conseguimento del quale c’è un medico legale in tutti i presidi ospedalieri del territorio e si incentiva la denuncia di possibili, eventuali errori da parte di infermieri e medici. «Apprezziamo quanto fatto dall’infermiera – continua Nicola Silvestri- l’autodenuncia è indice di assoluta serietà».