L'evento

"L'ultima donna della Salicornia", il nuovo romanzo di Luca de Ceglia​

Sarà presentato venerdì 13 luglio in piazza Ottagono del centro commerciale Mongolfiera di Molfetta

Attualità
Bisceglie giovedì 12 luglio 2018
di Francesco Sinigaglia
"L'ultima donna della Salicornia", il nuovo romanzo di Luca de Ceglia​ © n.c.

Scrittura asciutta, limpida e scorrevole. Un libro pop: un romanzo trasversale in cui, ogni lettore, a diversi livelli – stilistici o interpretativi – può ritrovare quello che più apprezza del piacere della lettura. E’ la nuova fatica dell’autore biscegliese Luca de Ceglia che dona lustro alla nostra città con un successo annunciato: “L’ultima donna della salicornia” (2018, ed. Secop).

La presentazione si terrà venerdì 13 luglio, a partire dalle ore 18:00, in piazza ottagono del centro commerciale Mongolfiera di Molfetta. A dialogare con l’autore sarà l'attrice Daniela Rubini e l'introduzione a cura del presidente di Zona Sico Bari Nord, Lorenzo Marzulli. Durante l'evento, oltre alla proiezione del booktrailer, si terranno: un'esibizione di tango argentino a cura dei maestri Miky Padovano e Valentina Guglielmi (scuola Para DOS di Trani) e il reading a cura del poeta, scrittore e drammaturgo Zaccaria Gallo. Finale: una scena di "Welcome to Burlesque", spettacolo della compagnia teatrale Fagipamafra diretta da Fabiano Di Lecce.

“L’ultima donna della salicornia” rappresenta la summa perfetta dei romanzi precedenti dello scrittore e giornalista de Ceglia: profondità tematica, accuratezza linguistica, storia locale e rappresentazione efficace del reale contemporaneo. L’argomento, che si dipana tra calunnia e amore, vero o presunto, disvela in modo importante un messaggio alle comunità di lettori. Si tratta di un lavoro di puro artigianato che conduce altrove nello spazio - e in tempi vari - e, contestualmente, fotografa scorci (anche nascosti) di paesaggi biscegliesi. A impreziosire la fatica, inoltre, un elemento insolito per un romanzo: l’appendice documentaria a conclusione che si propone a cassa di risonanza per i patrimoni storici descritti, a tratti come per Victor Hugo, da collocarsi a scoperte da valorizzare.

La trama. Nel teatro delle velenose dicerie di strada, della superstizione e dei matrimoni imposti, orbita la storia di Agostino, giovane di umile origine. La prima fase della sua gioventù la vive in “ghetto”, in cui la maldicenza è un’abitudine diffusa, che in molti casi si trasforma in invidia. Egli, quindi, fugge dal dannoso vortice dei pregiudizi e si trasferisce in un luogo lontano dalla sua terra nativa. La sua vita prende un’altra piega. Affronta gli studi tra mille sacrifici, si laurea e diventa uno scienziato affermato. Agostino torna nei luoghi della gioventù, dopo una lunga assenza. Lo scopo è condurre una ricerca botanica su una specie di asparago che cresce solo nella “selva” che circonda un’antica torre di guardia costiera. In realtà, in parallelo, scorre una relazione passionale con Enrica, affascinante ex compagna di scuola, orologiaia e collezionista di piante rare. Ma la felicità viene soppressa dall’amarezza. È un intreccio di passione e vendette, di intrighi e delusione. I protagonisti (tranne uno) si ritrovano di fronte allo specchio della propria vita, della coscienza.

L’autore. Luca de Ceglia (Bisceglie 1968), giornalista e scrittore. Corrispondente de La Gazzetta del Mezzogiorno dal 1993. Direttore responsabile del periodico di cultura ed attualità forense “La Bilancia”. Ispettore archivistico e bibliografico onorario della Puglia e della Basilicata (d.m. 25 febbraio 2016). Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana. Socio onorario dell’Unesco. Oltre ad una cinquantina di saggi di storia ha pubblicato: Il pittore daltonico, parole in libertà (1989); Voci del Sud, racconti (1998). Con SECOP, i romanzi: Due millimetri di verità (2013) e Non ho più tempo (2015 – booktrailer vincitore del Festival nazionale “San Miniato Movie”, 2017 a Firenze), presentati presso il Salone internazionale del Libro di Torino (XVII e XVIII); Belli di notte (2016 – selezione finale del cinquantacinquesimo Premio Campiello, Padova).

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