di
Serena Ferrara
È un giorno listato di nero per la città di Bisceglie, che abbassa la testa e riflette commossa sulla scomparsa del Caporal Maggiore Capo Pierdavide De Cillis, morto ieri ad Herat mentre disinnescava un ordigno esplosivo.
Una passione per l’arma, quella di Piedavide, che da dieci anni a questa parte lo aveva portato a prestare servizio per le forze armate, con dedizione e impegno. Alla sua 7° missione all’estero, Pierdavide viveva con consapevolezza il rischio del suo delicato compito in difesa dei valori della pace e della sicurezza.
Nessuno, tuttavia, si aspettava che le cose potessero andare a finire così. Né i genitori, il papà Angelo –carrozziere- e la mamma Nunzia Ferrante –casalinga-, né il fratello minore Michele, 29 anni, anch’egli ereditario di questa inclinazione militare (è sottufficiale dell’esercito in servizio ad Udine).
«Si tratta di attività di routine –spiega alla stampa il Ten. Col. Vincenzo Legrottaglie, ufficiale addetto alla pubblica informazione del Comando Militare Esercito “Puglia”–. Spero che gli organi di informazione possano approfondire i margini della vicenda e che tutto non si riduca ad una lacrima rubata. In questi giorni sono state disinnescate ad Herat decine di ordigni esplosivi segnalati dalla polizia afgana, da civili e persino dai bambini del posto. Pierdavide e Mauro Gigli, l’altro geniere deceduto, avevano già disinnescato un altro ordigno esplosivo. Di questo non si parla, se non quando accadono delle disgrazie, ma il lavoro è incessante e quotidiano».
Circa i sospetti sull’eventualità che non si sia trattato di un incidente, il Ten Col. Legrottaglie si pronuncia in questi termini: «Qui, sotto i balconi della casa di Pierdavide, non abbiamo gli elementi per capire cosa sia accaduto. Non escludiamo però che siano state messe in pratica le tecniche di guerriglia che ben conosciamo. Spesso, mirando al raggiungimento del massimo numero di vittime, fanno esplodere a distanza di pochi minuti più dispositivi nello stesso luogo. Potrebbe essere anche questo il caso dell’ultimo attentato».
Frattanto che continuano le indagini, questa mattina il sindaco Francesco Spina e il Prefetto si sono recati per la seconda volta a casa dei parenti, ora in viaggio per San Marco Evangelista (CE), dove trovano residenza la moglie della vittima, Katia De Lucia, 32 anni e un bimbo in arrivo, e la figlia soli di 3 anni.
Foto in home page e in questa pagina: www.esercito.difesa.it
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