A circa 7 Km da Bisceglie, sul margine della Lama di S. Croce, si apre il complesso delle grotte omonime. È un complesso di formazione carsica, creatosi in seguito all'azione erosiva di un corso d'acqua sotterraneo. La grotta principale, stretta nella parte più alta, si allarga progressivamente fino a formare in basso degli ambienti molto ampi.
Essa offre un quadro completo del Paleolitico medio e del Neolitico. Segnalata da Majellaro nel 1937, fu esplorata più ampiamente negli anni 1954-56, 1958, 1970. Durante i lavori di scavo, sono stati rinvenuti frammenti di ceramica impressa, incisa e dipinta, reperti litici in selce, tra cui punte e raschiatoi, nonché un femore umano attribuito ad un individuo adulto dell' Homo Sapiens Neanderthalensis e resti di animali, soprattutto mammiferi. Tali reperti sono conservati nel Museo Archeologico Majellaro, presso il monastero di S. Croce.
Secondo la tradizione, nella grotta di S. Croce fu crocifisso il 27 luglio dell'anno 117 d.C. San Pantaleone . Da tale avvenimento deriverebbe il nome della grotta; altri invece ritengono che la grotta ebbe quel nome perché in essa trovarono rifugio i primi cristiani all'epoca delle persecuzioni. Si tramanda che alcune croci erano scolpite sull'arco d'ingresso della grotta. Altre due croci furono trovate scolpite sulle pareti di una grotta attigua, che perciò fu detta “delle due crocette”.